La presenza di questa chiazza composta prevalentemente da materiali di plastica era già stata confermata nel 1997, quando l’oceanografo Charles Moore si era casualmente trovato in prossimità del vortice.
I pareri degli studiosi sono concordi nel sostenere che questa immensa “isola di plastica” si sia formata già agli inizi degli anni cinquanta a causa dei movimenti a spirale di una particolare corrente oceanica che fa sì che tutta la spazzatura proveniente dalle coste asiatiche e da quelle americane, venga convogliata nello stesso punto.
Si tratta di una catastrofe ambientale di enormi proporzioni che, nonostante le difficoltà di misurazione, è stata stimata in 100 milioni di tonnellate di rifiuti per un diametro di circa 2.500 chilometri: un mare di plastica, bottiglie, scarpe, bicchieri, buste e altro, che sembra impossibile da bonificare.
La preoccupazione maggiore è quella relativa ai danni dell’ecosistema, conseguenza delle attività dell’uomo che dovrebbe imparare una volta per tutte a riciclare i suoi rifiuti, anziché compromettere l’ambiente provocando danni irreparabili.
Fonte: National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) / Foto: Media NF
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